Fondo Patrimoniale

Fondo patrimoniale: garanzia nei confronti del fisco?

Nel periodo di crisi economica che stiamo attraversando negli ultimi anni, molti si saranno domandati come fare a salvaguardare il proprio patrimonio, tra cui la casa, da eventuali debiti futuri. Ed ecco che moltissime persone sono ricorse allo strumento del “fondo patrimoniale”; strumento certamente nobile nella finalità ma che presenta una dubbia garanzia nei confronti dell’Erario.

Con questo articolo si vuole portare all’attenzione del lettore il fatto che la costituzione di per sé di un fondo patrimoniale non dà certezza assoluta del perseguimento della finalità che con esso si vuole raggiungere, ossia la protezione dei propri beni a tutela di quanto ciascuno di noi ha di più caro: la famiglia.

Ma analizziamo meglio tale istituto.

Il Fondo patrimoniale è lo strumento con cui un coniuge o ambedue i coniugi, per atto pubblico, o un terzo, anche per testamento, possono destinare determinati beni, immobili o mobili registrati, esclusivi della famiglia. Di fatto tale strumento viene spesso utilizzato per proteggere il proprio patrimonio da eventuali azioni dei creditori nell’ipotesi in cui l’attività lavorativa, imprenditoriale o professionale, svolta dai coniugi versi in una situazione difficile. Il fine è, quindi, quello di evitare che i beni destinati non vengano aggrediti da coloro che vantano un credito sorto dopo la costituzione del fondo per scopi estranei ai bisogni della famiglia. “Il Fondo ed i suoi frutti – dice la norma – non possono, infatti, essere oggetto di azioni esecutive per debiti che il creditore conosceva essere strati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Tuttavia, la costituzione del fondo patrimoniale non funge da scudo contro l’Erario.

È innanzitutto fondamentale chiarire il concetto di “bisogni della famiglia”. Per consolidata giurisprudenza, tale concetto ricomprende non solo quanto indispensabile alla vita della famiglia, bensì anche le esigenze volte al pieno mantenimento ed armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi. La Suprema Corte con la nota sentenza n. 15862 del 2009 ha fornito quale criterio identificativo dei crediti – il cui soddisfacimento può essere realizzato in via esecutiva sui beni conferiti nel fondo – la relazione tra il fatto che genera le obbligazioni ed i bisogni familiari.

Si pensi a titolo esemplificativo ai redditi derivanti dall’attività lavorativa, ma anche a quelli derivanti dalla possidenza di immobili adibiti ad abitazione della famiglia, o da cui si tragga un reddito che si affianchi a quello derivante dalla prima. In tutti questi casi certamente il fatto generatore dell’obbligazione tributaria è in stretta correlazione con i bisogni della famiglia, con la conseguenza che i beni conferiti nel fondo sono aggredibili per la realizzazione del credito erariale. (cfr. Cass. Sent. 3738/2015). Fra l’altro, la famiglia e/o i suoi componenti non possono sottrarsi al superiore dovere – costituzionalmente sancito ed ineludibile – di concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva. Spese pubbliche – si badi – rese necessarie nell’interesse della famiglia. (sanità, istruzione, ecc.)”

Con specifico riferimento all’ipoteca esattoriale sugli immobili destinati al fondo patrimoniale, invece, si rileva come l’articolo 170 c.c. si limiti solamente a stabilire che l’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non possa avere luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, senza nulla specificare in merito alla possibilità di ipotecare i beni del fondo. A tal proposito è intervenuta la Corte di Cassazione che ha chiarito come l’ipoteca prevista dell’art. 77 DPR  602/73 (cioè quella esattoriale) possa essere iscritta su beni conferiti in un fondo patrimoniale in quanto misura cautelare e non esecutiva, preordinata e strumentale all’espropriazione immobiliare (Cass. S.U. n. 19667/2014).

Alla luce di quanto sopra esposto, si può quindi concludere così come segue:

– l’obbligazione tributaria è correlata ai bisogni della famiglia;

– i beni conferiti nel fondo, dunque, divengono aggredibili per il soddisfo del credito erariale;

– l’iscrizione ipotecaria prevista dall’art. 77 DPR  602/73 su beni conferiti in un fondo patrimoniale è legittima.

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